Autore: alexdelli

  • Zwift il simulatore diventa a pagamento

    La piattaforma che più ha rivoluzionato il modo di allenarsi sui rulli è entrata nell’ultimo mese della fase di test iniziata ormai un anno fa.
    Il team di Zwift ha emesso un comunicato dove si ringraziano tutti gli utenti che hanno aiutato nello sviluppo del software mediante la segnalazione dei bugs, e si avvisa che dal prossimo mese il servizio sarà a pagamento.
    zwift hill

    Ancora non ci sono i prezzi ufficiali, si parla di una paio di cappuccini al mese, quindi saremo nell’ordine dei 5 euro mensili, che secondo me sono più che giustificati considerando la quantità di riders presenti, ma soprattutto il divertimento di questo, passatemi il termine “videogioco”. Anche guardando in giro alla concorrenza non ci sono altre piattaforme così popolate.
    Chiaramente ci sarà una diminuzione fisiologica di utenza quando si passerà a pagamento, ma non sono così convinto che ci sarà una significativa diminuzione degli iscritti.
    Zwift per ringraziare chi ha partecipato alla demo, metterà a disposizione uno specifico equipaggiamento per rendersi riconoscibili come “quelli che c’erano dal primo giorno”. Veramente apprezzabile (anche se avrei preferito uno sconto sulla quota di iscrizione).
    Per chi non lo conoscesse, Zwift è un vero e proprio simulatore in 3D con cui si può interagire con un qualsiasi rullo da bici.
    Se non abbiamo rulli di ultima generazione possiamo utilizzare la potenza virtuale che il software calcolerà mediante degli specifici algoritmi, quindi tenendo conto di peso, altezza, resistenza aerodinamica, resistenza al rotolamento e resistenza del rullo stesso.
    Se invece siamo felici possessori di smart trainer, dotati di sensori ANT+ o bluetooth ecco che possiamo sfruttare appieno le potenzialità di questo software.

    zwift ant pairing
    Una volta connessi i vari dispositivi, operazione veramente semplice e intuitiva, si passa a configurare il proprio avatar equipaggiandolo come più ci pare, o quasi.
    Terminata la vestizione ci si ritrova con la propria bici in strada sulla fantasiosa isola di Watopia in località sconosciuta. A dire il vero in concomitanza con i mondiali di Richmond si alternava una settimana sul percorso del mondiale a una sulla nota Watopia.

    zwift customizationzwift settingszwift dashboard
    Dopo le prime pedalate possiamo decidere se percorrere il nostro circuito da soli oppure aggregarci ai corridori che raggiungiamo o che ci sfileranno. Questo non è un dettaglio da sottovalutare, perchè stando in scia ad un altro corridore, a parità di sforzo si produrranno più watt, quindi diminuendo lo sforzo si manterrà la stessa velocità.
    Il percorso è molto vario e si passa dai lunghi tratti in pianura, a tratti in salita abbastanza impegnativa, anche se non dura più di tanti minuti. Possiamo definirlo più un percorso collinare che di montagna.

    zwift gruppettozwift by night
    Possiamo anche percorrere il circuito in senso in verso, infatti non è raro vedere sfrecciare dalla parte opposta della strada gruppi di pazzi che scendono a 60 km/h mentre noi stiamo faticando in salita a 50 rpm.
    Io personalmente sono connesso con un TACX Vortex Smart collegato al PC mediante chiavetta ANT+ e connesso all’Iphone mediante applicazione Zwift via rete wireless.
    E’ più complicato a spiegarsi che a farsi.
    Vi chiederete: a cosa serve il collegamento dello smartphone? In realtà non è obbligatorio, ma se vogliamo interagire con gli altri partecipanti, basta connettersi con l’applicazione alla stessa rete a cui è collegato il PC del simulatore.
    Con l’applicazione si possono inviare messaggi agli altri utenti, si può gesticolare, ma soprattutto utilizzare i power bonus che a random Zwift ci offre. Posso essere sia bonus che offrono vantaggi in salita, sia che offrono vantaggi mentre si è in scia oppure si sta tirando un gruppo e altri ancora.

    zwift ios appzwift ios appzwift ios app
    Il software integra la sincronizzazione con Strava e naturalmente non potevano mancare i famosi KOM su cui sfidarsi e che sono pubblicati come fossero vere e propri segmenti su Strava. Fantastico!
    In futuro verrà implementata certamente la modalità training, quindi si potranno impostare delle sessioni di allenamento basate su un proprio programma o su un calendario proposto da Zwift, vedremo. Sicuramente in inverno per molti di noi diventerà la vera strada, un luogo dove ritrovarci con gli amici della domenica, una sorta di facebook del ciclismo (anche se non adoro facebook).
    Sulla precisione della stima della potenza non ci metto la mano sul fuoco, nel senso che rispetto alla strada a volte mi sembra che la potenza venga un po’ sottostimata. Ma alla fine l’importante è il divertimento.
    Se vi capita di vedermi, fatemi un saluto sono A. Delli

  • BePro misuratore di potenza di Favero recensione

    E’ entrato in scena quasi in punta di piedi nel mercato mondiale il nuovo misuratore di potenza italiano BePro di Favero, un azienda del Trevigiano.
    Si tratta di un misuratore installato sui due pedali oppure su uno solo (come il Vector S), ad ogni modo il funzionamento è uguale, solamente che il doppio pedale somma la potenza dei singoli misuratori, mentre il singolo pedale raddoppia la potenza della gamba nel lato in cui viene installato. Nella confezione del singolo misuratore è compreso il pedale opposto.
    pedali bepro
    Questo comporta ormai il risaputo “difetto” di fare una misurazione che dipende dal bilanciamento degli arti inferiori. Non tutti pedaliamo 50%-50% e sopratutto a varie intensità di sforzo questo bilanciamento può variare.
    Poco importa, l’importante è la ripetibilità della misurazione.
    I due aspetti che rendono questo dispositivo molto allettante e potenzialmente pericoloso per la concorrenza sono sicuramente il prezzo da una parte: 499 il singolo, 749 il doppio;
    dall’altra parte la semplicissima installazione a prova di imbranato.
    Grazie a delle specie di dime/adesivi e alle chiavi in dotazione è possibile effettuare una installazione con una bassissima probabilità di commettere errori di serraggio. Quindi la chiave dinamometrica non è necessaria come per altri misuratori.
    kit installazione BePro
    chiave dinamometrica BePro
    confezione BePro
    L’unita à dotata di una porta microUSB per effettuare le ricariche, con relativo sportellino in gomma per evitare che sporco e acqua possano entrare.
    porta micro usb BePro
    Il pod è immerso in una speciale resina, quindi l’involucro che si vede è appositamente studiato per resistere a tutti i tipi di maltrattamento (o almeno si spera).
    La modalità di comunicazione avviene solamente tramite ANT+ e al momento non è prevista l’opzione Bluetooth a basso consumo energetico, ormai in voga grazie al diffondersi delle applicazione sportive per smartphone.
    Questo possiamo considerarlo sicuramente una mancanza, ma a volte la semplicità rende un dispositivo meno soggetto a problematiche. Posso portare dell’esempio dello Stages che per i primi mesi ha sofferto di drain-battery dovuto al non spegnimento del bluetooth durante lo stand-by.
    Le tacchette sono compatibili con le Keo originali, quindi nessun problema.
    Altra nota positiva la possibilità di scegliere il pedale equipaggiato con il sensore, lato destro o sinistro, credo più per una questione di comodità personale che per una questione di funzionamento.
    tacchette BePro compatibili look keo
    Anche se c’è da dire che se si sceglierà di misurare la gamba su cui la potenza è bilanciata maggiormente si rischia una sovrastima dei dati. Nel caso contrario avremo una sottostima dei dati. Problema risolto con l’utilizzo dei 2 sensori su ambo i lati. Anzi in questo caso avremo anche la possibilità di rilevare l’efficienza della pedalata.
    Il vantaggio di avere il misuratore sui pedali è sicuramente il poterli spostare da una bici all’altra senza modifiche o impedimenti dovuti all’incompatibilità.
    Dall’altra parte sono più esposti ad eventuali cadute, ma tutto sommato nello shop sono presenti tutti i pezzi di ricambio.
    Il peso del corpo pedale più pod è di 150 grammi circa, un vero record se pensiamo che un pedale look keo pesa pochissimi grammi in meno, circa 125 gr.
    Le specifiche di Favero danno come autonomia 30 ore che equivalgono circa a 7 uscite lunghe, non male direi.

    Per la qualità delle misurazioni non posso al momento scrivere nulla, speriamo in futuro di poterli provare.

    Ho saputo che è uscito un aggiornamento firmware dei pedali, o meglio un aggiornamento del software che perette di aggiornare facilmente i pedali e allo stesso tempo impostare dei settaggi più o meno importanti.
    Ad esempio si possono impostare la lunghezza delle pedivelle, parametro importantissimo, il funzionamento dei led e non ultimo si può impostare una correzione sulla lettura della potenza (utile nel caso ci possano essere delle stime sballate a causa dell’utilizzo delle corone ovali)
    Ultima chicca, l’impostazione “shipping mode” una modalità di risparmio energetico utilizzabile sia per la spedizione e lo stoccaggio del prodotto presso i dealer, sia nel caso si preveda di non utilizzare la bicicletta per parecchio tempo.

    software bepro

    Sono molto fiero di questo prodotto primo perchè è made in Italy e poi perchè l’azienda è nella mia Treviso.

  • Anche alla Maratona dles Dolomites senza glutine

    Da quanto ho letto in giro anche alla Maratona dles Dolomites 2015 i ristori sono stati forniti senza glutine. Ora su questa piccola accortezza ci faccio caso, mentre fino a 3 mesi fa non sapevo nemmeno cosa fosse la celiachia.
    Sono contento che anche nello sport si stia muovendo qualcosa, anche grazie ad ambasciatori di Castrogiovanni e Djokovic (non ho ancora capito se è celiaco o se segue solamente una dieta sena glutine) che permettono di abbattere quei muri della disinformazione e del menefreghismo e perchè no, danno un tocco di marketing a questa malattia inguaribile (almeno fino ad oggi).

    Se qualcuno non sapesse cosa è la celiachia, si tratta di una intolleranza al glutine, o meglio alla proteina gliadina che è presente nel grano e in tutte le sue forme.

    Questa è la definizione con parole mie, per la definizione medica vi cito questo estratto dal sito dell’associazione italiana celiachia AIC.

    Cosa è la celiachia

    La Malattia Celiaca (o Celiachia) è una infiammazione cronica dell’intestino tenue, scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti.
    La Dermatite Erpetiforme è una patologia scatenata in soggetti geneticamente predisposti dall’assunzione dietetica di glutine e caratterizzata da lesioni cutanee specifiche e distintive, che regrediscono dopo l’eliminazione del glutine dalla dieta. E’ considerata una variante della malattia celiaca, anche se molto raramente la Dermatite Erpetiforme si presenta con le caratteristiche lesioni della mucosa duodenale della celiachia

    Il glutine

    È la frazione proteica alcool-solubile di alcuni cereali, quali frumento, orzo e segale

    Sintomi

    La Celiachia è caratterizzata da un quadro clinico variabilissimo, che va dalla diarrea profusa con marcato dimagrimento, a sintomi extraintestinali, alla associazione con altre malattie autoimmuni. A differenza delle allergie al grano, la Celiachia e la Dermatite Erpetiforme non sono indotte dal contatto epidermico con il glutine, ma esclusivamente dalla sua ingestione. La Celiachia non trattata può portare a complicanze anche drammatiche, come il linfoma intestinale

    Diagnosi

    La celiachia può essere identificata con assoluta sicurezza attraverso la ricerca sierologica e la biopsia della mucosa duodenale in corso di duodenoscopia. Gli accertamenti diagnostici per la celiachia devono necessariamente essere eseguiti  in corso di dieta comprendente il glutine

    Terapia

    La dieta aglutinata è l’unica terapia disponibile per celiachia , va eseguita con rigore per tutta la vita. Introdurre il glutine a 12 piuttosto che a 6 mesi, come avviene di norma, non modifica il rischio globale pur ritardando la comparsa di celiachia; ma potrebbe ridurre il rischio di sviluppa­re questa condizione nei bambini ad alto rischio gene­tico

    Da oggi in avanti vorrei aggiungere al mio sito una sorta di database di tutti i locali della mia zona che frequento abitualmente e che sono attenti o certificati per le persone celiache. Se poi mi capita di andare in trasferta meglio ancora, proverò locali che non conosco, anche se è meglio non ghettizzarsi e anzi frequentare locali senza certificazioni e sensibilizzarli sul fenomeno.

  • Test e recensione Canyon Ultimate CF SL 9.0

    E’ passato un po’ di tempo dall’uscita di questo modello, fratello minore del più blasonato SLX. La differenza tra i due telai è principalmente nel peso, quindi ipotizzo che sono state utilizzate delle differenti fibre di carbonio. Mentre le forcelle sono le medesime.
    La nota positiva è senza dubbio la geometria Sport, che pur mantendo una linea racing, permette di avere stack e reach superiori rispetto ai telai della concorrenza.
    Per avere geometrie simili bisogna andare sui modelli “gran turismo” che ormai ogni casa mette a disposizione, ma spesso si tratta di telai esteticamente meno aggressivi. Anche se non mancano quelli fatti veramente bene tipo Scott Solace e Trek Domane per citarne un paio.
    La qualità dei materiali mi ha veramente stupito, vendendo da una Cannondale che in realtà mi ha deluso sotto questo punto di vista. Le rifiniture sono molto ricercate e conferiscono alla bicicletta un certo senso di robustezza misto a raffinatezza. Mi ha impressionato lo stem che ricorda molto il ritchey superlogic o il Pro, quado in realtà si tratta di un modello fatto in casa Canyon.
    Lo stesso dicasi del reggisella VCLS, senza tanti fronzoli, ma esteticamente accattivante, sulla falsa riga del FSA. Inutile dire che lo smorzamento delle vibrazioni è fantastico.
    La serie sterzo è la comodissima Acros che si regola facilmente con un piccolo cacciavitino lateralmente, chiudendo una piccola vite che genera pressione tra stem e cuscinetto sterzo.
    Anche la piega manubrio è stata rivista e presenza uno schiacciamento nella zona dell’impugnatura in presa alta. Davvero notevole.
    Canyon Ultimate CF SL
    Il telaio è fantastico, sia esteticamente, ma de gustibus, sia nella guida. Sinceramente me lo aspettavo più rigido nella zona sterzo, ma a confronto con il mio supersix mi sembra meno rigido. Questo però conferisce una maggior sicurezza sull’anteriore, infatti permette di correggere maggiormente la traiettoria in curva, senza compromettere la sicurezza. Forse tutto questo dipende anche dalla ottima e leggera forcella derivante dalla SLX. Un capolavoro!
    Il resto del telaio mi sembra sufficientemente rigido e questo lo si può testare facilmente mettendo la bici sui rulli, in piedi sui pedali non si avverte alcun molleggiamento del telaio.
    Il passaggio dei cavi è interno e realizzato bene, anche se l’ingresso cavi nel tubo obliquo poteva essere fatto meglio, sembra un foro fatto con il trapano insomma.
    Per il gruppo mi sono affidato allo stra collaudato ultegra che nella versione 11 velocità ha raggiunto una velocità e una leggerezza di cambiata da rimanere a bocca aperta. Rispetto al modello precedente si nota subito la differenza sul deragliatore anteriore. Un piccolo gesto sulla leva e la corona sale dal 36 al 50 e anche sulla corona grande ci sono 2 microaggiustamenti come sulla corona piccola.
    Anche esteticamente la guarnitura ha fatto un grande passo in avanti, soprattutto dal lato pratico. Ora si possono cambiare le corone senza difficoltà, passando dal 50 al 53, dal 34 al 36 senza problemi di compatibilità. Si possono addirittura installare le rotor.
    Le ruote in dotazione sono le inossidabili Mavic Elite S, hanno un buon peso, e una robustezza degna di nota. Permettono frenate al limite senza pensieri.
    Le ho sostituite con una paio di tubolari in carbonio da 50mm e la differenza si fa notare. Nei rilanci la bicicletta è più reattiva e nelle salite da fare a bomba questo di traduce sicuramente in un vantaggio.
    Insomma sono davvero soddisfatto del mezzo e Canyon non mi ha deluso. Ora è uscito il modello nuovo della ultimate cf slx e la cosa che si nota subito è l’abbandono della geometria sport, quindi sono contento di aver acquistato questo telaio prima che ritornino le bici lunghe e con serie sterzo basse. Purtroppo la mia schiena è da impiegato, non da professionista.
  • Food Fight: High Carb or High Fat Diet For Endurance Athletes | TrainingPeaks

    Food Fight: High Carb or High Fat Diet For Endurance AthletesWednesday, April 22, 2015 | By Asker Jeukendrup  There is a lot of debate about “training low”, low carb diets, Paleo diets, Atkins diets, fasted training, keto diets, etc. and the more traditional high carbohydrate approach. It seems that people are in one of these two camps and there is little or no middle ground. The low carb group shouts, “carbohydrate is bad”, while the high carbohydrate group, you shout “you must carboload”!  The purpose of this short article is to provide some clarity. We will take an evidence based approach to the questions and start to analyse the issue. It is a difficult topic to address in 900 words and therefore I will refer the reader to my blogs on www.mysportscience.com.The issue gets contaminated a little by the fact that people may use certain dietary approaches for different purposes. The two extremes are: an elite athlete who wants to perform well in an endurance event and a couch potato trying to eat to lose weight or be more healthy. These are completely different purposes and it would be wrong to assume that two completely different problems should be solved with one common solution.Let’s have a look at the theories first:A Brief Overview of the High Carbohydrate TheoryIn the 1960’s it was discovered that carbohydrate (muscle glycogen) plays an important role in fatigue. It was also discovered that carbohydrate intake during exercise can improve endurance capacity. Essentially, when carbohydrate is available, endurance is improved. When consecutive days of hard training are performed, carbohydrate will reduce symptoms of overtraining.There are many studies to support these observations and it is further supported by a clear physiological mechanism: At high exercise intensities (>80 percent of maximal oxygen uptake; VO2max), carbohydrate is the main fuel, regardless of the diet.  A Brief Overview of the High Fat TheoryOur bodies are adapted to carbohydrate because the Western diet contains a relatively large amount of carbohydrate. Therefore we have become more dependent on carbohydrate as a fuel. If we adapt to a diet that is high in fat and low in carbohydrate over the course of many weeks, our bodies adapt and will become better at oxidizing fat.There are several studies that show that a low carbohydrate diet result in increases in fat oxidation. Some of this is simply because the body is now depleted of carbohydrate, but some of this is a genuine adaptation. There are not many studies that have investigated the effects on performance. The studies performed will fit into one of these categories:Short duration studies that show no changes or even decreases in performance with low carb dietsLong duration studies with large variability in outcomesStudies with performance measurements at very low intensities you would not find in any real life eventThere is some truth in both theories although there is more evidence available supporting the carbohydrate theory, especially when it comes to performance effects. However, below are some more interesting observations:Interesting and Important ObservationsWhen a high carbohydrate diet is followed, fat oxidation is suppressed a lot of the time and fat metabolism may not be as developed as when a low carbohydrate is followed.The reverse is also true. When a low carbohydrate diet is followed, the body’s ability to use carbohydrate as a fuel is diminished. In turn, this can have detrimental effects on high intensity exercise where carbohydrate is the primary fuel. A few studies clearly demonstrated impaired performance during periods of intensified training with a low carbohydrate diet (1), or high intensity exercise (2).  To me, this is a bit like the question which is better, High Intensity Interval  Training (HIIT) or endurance training? They both have specific advantages and disadvantages. Would you recommend an athlete to do only HIIT rides or that they only do long endurance rides? Or would you put together a program with different stimuli for the body and mix up the training a little?When consuming a low carbohydrate diet, transporters in the intestine will be downregulated. As a result, less carbohydrate can be absorbed. This may be the reason that athletes who avoid carbohydrate, often get gastro-intestinal problems and run out of energy in longer endurance events.High Carb or High Fat?My suggestion is to abandon the idea that one diet is significantly better than another. There is not one perfect diet. The composition of a diet should depend on the goals of the athlete, the goal of a workout, and the individual’s makeup.High carb or high fat? We don’t need to choose one OR the other. We can have BOTH and this will allow us to develop our fat metabolism as well as carbohydrate metabolism. Let’s develop the art of integrating nutrition and training and not see them as two different independent entities.What you eat and how much you eat should depend on what  you just did and what you are going to do. Sometimes an athlete may want to “train low” (train low refers to low carbohydrate in the diet and/or during training) to make sure fat metabolism gets challenged and ultimately optimized. Other days an athlete may want to train high intensity, focus more on quality or train the bodies capacity to absorb carbohydrate. Those days there should be a focus on carbohydrate, before and during training. Why would you do the same thing over and over again, day after day?

    Sorgente: Food Fight: High Carb or High Fat Diet For Endurance Athletes | TrainingPeaks

  • Prova e recensione occhiali Salice 006

    Durante l’ultimo mio giro alpino, Passo Rolle-Passo Valles-Forcella xxx, sfilando mi gli occhiali dal casco, ho perso uno dei gommini che ricopre una delle stanghette dei miei Salice 004. Avendoli pagati relativamente poco ho pensato che il pezzo di ricambio sarebbe costato più degli occhiali, in più sapete come siamo noi ciclisti, ogni occasione è buona per cambiare meteriali.
    Così mi sono messo alla ricerca dell’occhiale che avesse fatto al caso mio e che avesse le seguenti caratteristiche:
    montatura importante, ma non pesante
    lenti polarizzate
    lenti a specchio rosse
    basso costo.
    Scartati gli Oakley per il prezzo spropositato per un paio di occhiali di plastica e scartati alcuni modelli perché esteticamente non soddisfacenti (zerorh+, rudy project ecc ecc), mi sono ricordato di un mio pallino: i salice 006 che utilizzano diversi professionisti!
    Ho trovato un sito veramente affidabile e veloce e con poco più di 70 euro, ho ricevuto i miei splendidi occhiali.
    Appena aperta la confezione e presi in mano, ho notato subito una differenza altissima di qualità rispetto al modello 004 entry level.
    Le plastiche sono robuste e con una ottima lavorazione, la scatola è realizzata molto bene e l’occhiale in sé è veramente bello esteticamente, oltre ad essere leggero.
    Al primo giretto in bici li ho subito indossati e li ho trovati molto confortevoli, ma soprattutto non scivolavano come il modello 004, che ero costretto spesso ad aggiustare con la mano.
    La qualità della lente mi sembra davvero ottima, nessun problema visivo e pur essendo polarizzati riesco a vedere i display lcd senza problemi. Solo lo schermo dell’Iphone 5 lo vedo un po’ giallino, ma niente di fastidioso.
    La polarizzazione delle lenti è fenomenale, guardando appositamente i riflessi che arrivano dalle auto, dai vetri delle case, dal garmin stesso, prima con gli occhiali e poi senza, si ha un beneficio notevole per la vista e alla lunga gli occhi ringraziano.
    Assos ha deciso di non montare le lenti polarizzate sui propri occhiali perché sostiene siano pericolosi in caso di pozzanghere sull’asfalto che potrebbero non essere distinguibili in determinate condizioni di luce. Io sinceramente le chiazze di umido e bagnato le ho sempre visualizzate bene, ma adesso giro sempre con qualche prudenza in tasca, non si sa mai.
    Le lenti sono specchiate e a specchio di colore rosso, ma permettono una visione chiara anche in assenza di sole e nel sottobosco. Hanno anche il trattamento anti pioggia, ma devo ancora provarlo. Nella confezione comunque ci sono anche un paio di lenti trasparenti per l’inverno diciamo.
    Nelle salite lunghe è impegnative quando la velocità è molto bassa non si appannano grazie alle fessure che hanno nella parte superiore/esterna che mantiene la zona tra lente e occhio ben ventilata, senza far passare pulviscolo.
    Li consiglio vivamente anche per il prezzo. Un conto è perdere/rompere un occhiale da 70 euro, un conto è perdere/rompere un occhiale da più di 200 euro.

  • Stages Power Meter: prova e recensione

    Finalmente è arrivato anche il misuratore di potenza Stages e dopo 4 settimane dall’ordine sono andato a ritirarlo presso il negozio “El Coridor”. Sveglia presto per essere là prima dell’orario di apertura.

    Torno a casa baldanzoso e via subito in cantina ad installare il nuovo giocattolo.
    Il tempo di installazione in sé è di circa 2 minuti. Si toglie il pedale, si svita la brugola della pedivella sinistra, si sostituisce con quella dello Stages, si avvita la pedivella e poi si rimette il pedale.
    Più facile di così…
    Io ho preso la versione FSA per BB30 in alluminio in quanto ho la guarnitura FSA SL-K in carbonio e non volevo perdere il BB30 mettendo adattatori. E’ anche la versione più economica.
    Purtroppo questa soluzione vanifica il vantaggio di peso dello Stages che è dato per 20 grammi, in quanto la mia pedivella in carbonio pesa 140 grammi, mentre la pedivella con lo Stages ne pesa 240. Al netto del misuratore quindi ci ho rimesso 80 grammi…. pazienza, mangerò meno pasta.
    Se avessi messo la guarnitura ultegra, con adattatori ecc avrei sicuramente peggiorato di altro peso, oltre ad essere una soluzione molto più dispendiosa.
    Una volta installato, si tira la linguetta gialla, si apre lo sportellino della batteria e poi va reinserita.
    A questo punto ci si può connettere con un Iphone mediante bluetooth 4 e l’applicazione Stages Cycling ci permetterà di aggiornare il firmware, nel caso ce ne sia bisogno.
    Tutto molto semplice.
    Subito ho fatto un test comparativo sui rulli, avendo la ruota posteriore con Powertap SL+.
    Al powertap ho abbinato il garmin 500, mentre lo stages era connesso al mio iphone con l’ottima applicazione Wahoo, che è l’unica o una delle poche che supporta lo stages permettendone la calibrazione. (con strava non è possibile).
    Appena connesso lo stages ho provveduto alla calibrazione tenendo la pedivella a ore 6, verso il basso e la bici appoggiata al muro.
    Dalle prime pedalate ho notato subito che lo stages misurava circa 7/10 watt in più rispetto al powertap e subito mi sono venute le paranoie sul fatto che misurando una sola gamba e moltiplicando la potenza x2, potrebbe essere che abbia uno sbilanciamento 53/47% rispettivamente sx/dx.
    Infatti inttorno ai 130 watt del powertap, lo stages segnava circa 138 watt. (130 x53% x2 = 138).
    Cercavo allora di allentare la spinta sul pedale sinistro per aumentare la spinta su quello destro e facendo così i valori sui 2 dispositivi erano vicinissimi, però si trattava di una situazione innaturale.
    La cadenza era superiore ai 90 rpm.
    Stavo chiaramente “barando” e sicuramente la pedalata non era redditizia svolta in quel modo.
    Appena ho aumentato la potenza ecco che i valori sono diventati praticamente identici tra i due misuratori, questo ad indicare che ho una spinta uniforme 50/50% non appena diminuisce la cadenza e aumentano i wattaggi.
    Come si può vedere dal grafico che ho allegato, dove si vedono le piccole parti che misurano la stessa potenza è laddove diminuivo intenzionalmente la potenza sul pedale sinistro, mentre c’è una parte di alcuni minuti dove la potenza è più alta e le potenze si sovrappongono. (la linea di colore ciano è lo Stages)

    comparazione Stages Powertap

    Prossimamente vorrei fare un test più lungo e in strada, ma già così mi ritengo soddisfattissimo dello Stages.

    Chiaramente ci sono misuratori sul mercato più precisi grazie alla misurazione sx/dx, ma a questo prezzo non c’è niente di meglio, diciamo che in questa fascia di prezzo Stages Cycling non avrà concorrenza, supportato anche dal fattore peso che anche in MTB farà la differenza.
    E poi bisogna ricordare che l’importante è la ripetibilità del dato, cioè i 200 watt fatti oggi in determinate condizioni, devono essere i 200 watt fatti tra 1 anno. Solo un dispositivo con queste caratteristiche può considerarsi un misuratore di potenza affidabile.
    Consiglio per l’analisi degli allenamenti e per crearsi una propria banca dati il software gratuito Golden Cheetah. Oltre ad essere sviluppato più che giornalmente, ogni utente da il suo contributo per migliorarlo.

  • Come fare lo yogurt senza yogurtiera

    Innanzitutto volevo ringraziare il blog www.noriste.com per questa strepitosa ricetta per fare lo yogurt buonissimo, in maniera semplice e senza possibilità di sbagliare.

    Avevo provato altre ricette senza successo, ma da quando ho provato questa non ho più sbagliato.
    L’unica variante che ho aggiunto è stata la bustina di fermenti lattici vivi, ma solo perché preferisco al momento utilizzare quelli e non partire dallo yogurt già fatto.

    yogurt fatto in casa

    Cominciamo, vi serve:
    • latte crudo (quello dei distributori è meglio)
    • contenitore/i di vetro (usandone uno di plastica lo yogurt non mi è venuto ma se non vi viene al primo colpo fate alcuni variazioni di prova)
    • termometro da cucina (trovabile un pò ovunque tra le 5 e le 15 €)
    • coperta di pile
    • 45 min di tempo in tutto (nei quali potete anche fare altro)
    • la possibilità di non usare il forno per le 8 ore necessarie al riposo dello yogurt
    • (solo la prima volta) un paio di cucchiai di yogurt bianco intero (dopo averne provati un paio suggerisco l’Esselunga bio che fa venire uno yogurt per niente acido, nel link originale consigliano il Coop bianco ecc. ecc.) oppure le bustine di fermenti lattici che si trovano in farmacia.

    io inizio la preparazione verso le ore 22, in modo che per le 23 lo yogurt è in forno e alle 7 quando mi sveglio lo metto in frigorifero. Sembra una cavolata, ma se lo fate all’ora di cena dovrete svegliarvi la notte… pensateci!

    yogurt fatto in casaPreparazione:
    • fate bollire il latte a fuoco lento (altrimenti può uscire all’improvviso e lo bruciate)
    • quando bolle togliete tutta la schiuma della panna che velocemente aumenta di volume
    • lasciate raffreddare poi il latte fino a 40° (velocizzate il raffreddamento mettendo la pentola con il latte caldo all’interno di un’altra contenente acqua fredda)
    • (se per caso il latte si raffredda non sarà più possibile fare lo yogurt ri-riscaldando il latte e facendolo ri-raffreddare)
    • mentre si raffredda potete togliere tutta la panna che viene a galla, l’importante è farlo almeno una volta quando raggiunge i 40°
    • una volta che il latte è a 40° accendete il forno a 50° per un minuto poi spegnetelo: serve ad intiepidirlo, non va portato a 50°
    • nel contenitore di vetro mettete due cucchiai di yogurt e sei di latte (ma anche una decina, io uso direttamente il mestolo senza badare a quanto latte metto) oppure una bustina di fermenti lattici e sei di latte.
    • con una frusta mischiate lo yogurt (o i fermenti) e il latte nel contenitore fin quando non ci sono grumi (o comunque sono pochi e piccoli)
    • a quel punto aggiungete il resto del latte continuando a mischiare
    • chiudete il contenitore, avvolgetelo nella coperta di pile e mettetelo nel forno con la luce del forno accesa (serve a tenere un po’ di tepore all’interno del forno)
    • attendete 8 ore poi tirate fuori il contenitore dal forno e mettetelo nel frigo
    • dopo qualche ora in frigo lo yogurt è pronto
    – dura fino a due settimane e si mantiene ottimale a 4°
    Se tirandolo fuori dal forno non è ben solido… allora qualcosa è andato storto anche se probabilmente lo yogurt è comunque mangiabilissimo, magari solo un po’ acido.
    Con questa ricetta lo yogurt viene bello solido, capovolgendo il contenitore lo yogurt non esce nemmeno per intenderci. Se vi piace ancora più solido potete mettere due bustine di fermenti al posto di una.
    Man mano che lo mangiate noterete che si forma un liquidino giallognolo, è il siero dello yogurt. La ricetta originale dice di “scartarlo” e di darlo al gatto, dunque:
    – NON datelo assolutamente al gatto, il siero è iper proteico ed essendo il gatto 15/20 volte fisicamente più piccolo non gli fa per niente bene! Sarebbe un concentrato esageratamente proteico per lui!
    – ho scoperto invece che per le persone fa benissimo (dallo yogurt ne esce comunque poco non a tonnellate) quindi io me lo mangio insieme allo yogurt o da solo con il cucchiaino
    Se volete per caso lo yogurt alla frutta… bè metteteci i pezzi di frutta oppure mischiateci una marmellata alla frutta, personalmente mi piace così tanto liscio che solo a volte metto un cucchiaino di miele.
    Mettete da parte la pigrizia e provate a farlo finché non vi viene, fidatevi che vi piacerà così tanto che poi ve lo farete sempre

    AGGIORNAMENTO PER IL CAMBIO DI STAGIONE:
    La ricetta appena descritta è perfetta per l’inverno ma appena scatta la primavera è possibile che lo yogurt improvvisamente non venga più, risultando più molle e più acido. Leggendo bene la ricetta originale si scopre che lo yogurt dovrebbe rimanere ad una temperatura costante di 35/38° quindi… come ho risolto il passaggio di stagione? Ho fatto tantissime prove e alla fine ho risolto:
    – usando una coperta di pile molto più leggera
    – non accendendo il forno a 50° prima di metterci lo yogurt
    In estate piena invece uso la stessa modalità per la primavera ma mettendo nel forno (spento) lo yogurt quando è a 36/38° invece che 40°.

  • Ruote Yishun NP 50mm tubolare

    Ormai è più di un mese che ho queste ruote e devo dire di esserne molto soddisfatto.

    Si tratta delle Yishun NP-50 mm tubolare prese appunto da Yishun-bike ad un prezzo attorno ai 500 euro. Non male se si pensa che una pari ruota di noto brand costa 4 volte tanto.

    Come peso siamo intorno ai 1.335 gr (verificati), non sono leggerissime, ma preferisco un mozzo più pesante a vantaggio della robustezza, e perchè no anche l’occhio vuole la sua parte, infatti i mozzi sono rivestiti di carbonio, non sono fatti di questo materiale…. altrimenti costerebbero un occhio della testa.

    Ho scelto l’opzione dei raggi pillar a testa dritta che permettono una tensionatura maggiore a vantaggio della rigidità, ma anche ti una più facile regolazione in caso ce ne sia la necessità.

    La pista frenante è in basalto che a quanto pare permette una buona frenata anche in condizioni di bagnato, anche se fino ad ora le ho usate solamente sull’asciutto dove si comportano quasi come un’alluminio. Non vedo l’ora che faccia più caldo per provarle sulle lunghe discese maggiori di 10 km.

    I cerchi sono larghi 23 mm sempre per la mia convinzione: “maggiore materiale c’è più resistente è la ruota”, ma sono teorie non verificabili per noi amatori senza strumentazione apposita.

    L’unico neo è che ho dovuto sostituire i cavi dei freni perché erano troppo corti e non riuscivo ad allargare i pattini abbastanza. I freni sono forniti da Yishun di colore marrone e al tatto sono davvero morbidi, credo che siano da cambiare spesso durante la stagione, ma preferisco avere una buona frenata piuttosto che risparmiare qualche euro di pattini.

    Nella prova su strada mi sono trovato subito bene, inutile dire che in pianura permettono di mantenere alte andature con meno sforzo, anche se naturalmente diventa più impegnativo rilanciarle dalle basse velocità. Niente di sconcertante, anzi sono convinto che con l’utilizzo questo handicap venga assorbito dall’allenamento.

    Non le ho ancora provate sulle salite con la S maiuscola, ma solo con pendenze inferiori al 7% dove non ho avvertito assolutamente difficoltà dovute all’alto profilo, anzi con poca pendenza mi sembravano “aiutarmi” a mantenere l’andatura sui 20/25 kmh. Però sono sempre sensazioni, questo è sempre da tener presente.

    Come tubolari ho scelto i Continental sprinter che non ho trovato particolarmente confortevoli, ma questo è risaputo per il tipo di tubolare in butile senza camera in lattice. Vedremo in futuro se mi farò un paio di Veloflex. Naturalmente li ho montati con il biadesivo della Tufo senza paranoie e all’interno ho sparato 30ml di Caffèlattex della Effettomariposa.

    Vi terrò aggiornati quando arriveranno le salite!!

  • Fascia cardio compatibile garmin polar

    Se cercate una fascia cardio compatibile garmin polar, questa è sicuramente la più semplice, economica e affidabile

    fascia cardio polar

    Dopo l’ennesimo allenamento svolto con la fascia cardio premium del garmin 500 che segnava valori spesso sopra i 200 battiti, ho deciso di fare il grande passo e prendere la fascia del polar da 20 euro (e di sostituire la batteria del sensore – codice CR2032).

    La fascia è molto semplice e morbida; si fissa il sensore del garmin ed è pronta all’uso.

    La qualità dei materiali sembra superiore a quella del garmin, soprattutto la zona gommosa dei sensori. Per il resto è una è una normalissima fascia morbida da indossare e molto comoda.

    fascia cardio polar
    Dopo alcuni utilizzi la fascia cardio compatibile garmin si è dimostrata subito precisa e costante nelle rilevazioni. Non ci sono sbalzi ingiustificati nei battiti, ma crescono o decrescono progressivamente all’aumentare o diminuire dello sforzo.

    Mi sembra costruita meglio della fascia garmin, perchè quest’ultima tende con il tempo a rovinarsi nella zona dei sensori che vanno a contatto con la pelle, perchè non si tratta di una zona elastica. Quindi tira e molla poi il danno diventa irreparabile.

    Consiglio dopo ogni utilizzo di immergere la fascia (senza il sensore) per un’oretta in acqua calda e napisan per disinfettarla e rimuovere i sali del sudore, mentre una volta alla settimana si può mettere anche in lavatrice a 30°.

    Potete acquistare la fascia cardio compatibile garmin qui su Amazon

    fascia cardio polar

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    fascia cardio polarfascia cardio polar

    Alternative

    Ho notato su Amazon che esiste una versione aggiornata della fascia cardio che ho recensito. La struttura è completamente diversa e utilizza più materiale plastico. Sinceramente ve la sconsiglio perchè c’è il fatto che la plastica sia incollata al tessuto, alla lunga non promette una durata assicurata. Vi metto lo stesso il link per correttezza, ma ripeto, non la consiglio Polar Pro Chest Strap Fascia Toracica