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  • Conti correnti: come scegliere?

    Il conto corrente è uno strumento finanziario offerto dalle banche che permette di gestire le proprie risorse finanziarie e di utilizzare vari servizi, quali ad esempio: pagamenti di utenze, versamenti di stipendi o interessi generati da operazioni di investimento, assegni, carte di credito ed altri in base ai contenuto del contratto. Aprirlo è abbastanza facile, può essere fatto personalmente presso una banca tradizionale o comodamente da casa, online. La scelta di un conto si deve fare in base alle necessità ed all’attitudini personali, sicuramente una persona che non ha molta familiarità con un computer, non sceglierà il conto online.

    Conti tradizionali: servizi e costi di gestione

    I conti tradizionali offrono tutti i servizi che vanno dalla gestione dei risparmi, degli investimenti immobiliari, al pagamento delle utenze, al rilascio di carte di credito. A fronte dei diversi servizi sono richiesti canoni fissi, commissioni e spese varie. Devono essere aperti personalmente presso la banca, così come tutte le operazioni devono essere svolte allo sportello, saldo ed estratto conto vengano inviati a casa per lettera, generando ulteriori costi.

    Conti Online: pregi e difetti

    Il conto online offre i normali servizi di un conto tradizionali, abbinati alla possibilità di controllarli e movimentarli in via telematica. Possono essere collegati a carte di credito e bancomat, presentano costi di gestione, sicuramente molto più bassi dei conti tradizionali, spesso sono a costi quasi pari a zero. L’unico svantaggio è dato dall’impossibilità di usufruire di servizi finanziari legati agli investimenti immobiliari. Le offerte di questi conti sono molto aumentate negli ultimi anni, anche da parte dei più importanti istituti di credito. Per esaminare le proposte ed i contenuti dei vari conti online, possono essere di aiuto i vari siti che permettono di confrontare le varie offerte per aprire un conto corrente o conto deposito, come in questa pagina.

    Costi e condizioni economiche

    Nello scegliere il conto corrente è opportuno analizzare le varie voci di costo e le condizioni economiche previste nelle nel contratto. Ogni conto presenta un canone di gestione, fisso a cadenza mensile o annuale. Le commissioni, relative alle varie operazioni, che possono aumentare progressivamente in base al numero o nel caso dei conti a pacchetto, un certo numero è compreso nel canone. I bolli mensili fissi. Altre spese relative alle comunicazioni varie che la banca invia a casa. Per quanto riguarda le condizioni economiche, bisogna porre molta attenzione ai tassi creditori e a quello debitori. I primi si calcolano sui saldi attivi, ma spesso vengono azzerati dalle varie spese, i secondi si calcolano sugli scoperti e possono essere molto elevati.

  • Stages Power Meter: prova e recensione

    Finalmente è arrivato anche il misuratore di potenza Stages e dopo 4 settimane dall’ordine sono andato a ritirarlo presso il negozio “El Coridor”. Sveglia presto per essere là prima dell’orario di apertura.

    Torno a casa baldanzoso e via subito in cantina ad installare il nuovo giocattolo.
    Il tempo di installazione in sé è di circa 2 minuti. Si toglie il pedale, si svita la brugola della pedivella sinistra, si sostituisce con quella dello Stages, si avvita la pedivella e poi si rimette il pedale.
    Più facile di così…
    Io ho preso la versione FSA per BB30 in alluminio in quanto ho la guarnitura FSA SL-K in carbonio e non volevo perdere il BB30 mettendo adattatori. E’ anche la versione più economica.
    Purtroppo questa soluzione vanifica il vantaggio di peso dello Stages che è dato per 20 grammi, in quanto la mia pedivella in carbonio pesa 140 grammi, mentre la pedivella con lo Stages ne pesa 240. Al netto del misuratore quindi ci ho rimesso 80 grammi…. pazienza, mangerò meno pasta.
    Se avessi messo la guarnitura ultegra, con adattatori ecc avrei sicuramente peggiorato di altro peso, oltre ad essere una soluzione molto più dispendiosa.
    Una volta installato, si tira la linguetta gialla, si apre lo sportellino della batteria e poi va reinserita.
    A questo punto ci si può connettere con un Iphone mediante bluetooth 4 e l’applicazione Stages Cycling ci permetterà di aggiornare il firmware, nel caso ce ne sia bisogno.
    Tutto molto semplice.
    Subito ho fatto un test comparativo sui rulli, avendo la ruota posteriore con Powertap SL+.
    Al powertap ho abbinato il garmin 500, mentre lo stages era connesso al mio iphone con l’ottima applicazione Wahoo, che è l’unica o una delle poche che supporta lo stages permettendone la calibrazione. (con strava non è possibile).
    Appena connesso lo stages ho provveduto alla calibrazione tenendo la pedivella a ore 6, verso il basso e la bici appoggiata al muro.
    Dalle prime pedalate ho notato subito che lo stages misurava circa 7/10 watt in più rispetto al powertap e subito mi sono venute le paranoie sul fatto che misurando una sola gamba e moltiplicando la potenza x2, potrebbe essere che abbia uno sbilanciamento 53/47% rispettivamente sx/dx.
    Infatti inttorno ai 130 watt del powertap, lo stages segnava circa 138 watt. (130 x53% x2 = 138).
    Cercavo allora di allentare la spinta sul pedale sinistro per aumentare la spinta su quello destro e facendo così i valori sui 2 dispositivi erano vicinissimi, però si trattava di una situazione innaturale.
    La cadenza era superiore ai 90 rpm.
    Stavo chiaramente “barando” e sicuramente la pedalata non era redditizia svolta in quel modo.
    Appena ho aumentato la potenza ecco che i valori sono diventati praticamente identici tra i due misuratori, questo ad indicare che ho una spinta uniforme 50/50% non appena diminuisce la cadenza e aumentano i wattaggi.
    Come si può vedere dal grafico che ho allegato, dove si vedono le piccole parti che misurano la stessa potenza è laddove diminuivo intenzionalmente la potenza sul pedale sinistro, mentre c’è una parte di alcuni minuti dove la potenza è più alta e le potenze si sovrappongono. (la linea di colore ciano è lo Stages)

    comparazione Stages Powertap

    Prossimamente vorrei fare un test più lungo e in strada, ma già così mi ritengo soddisfattissimo dello Stages.

    Chiaramente ci sono misuratori sul mercato più precisi grazie alla misurazione sx/dx, ma a questo prezzo non c’è niente di meglio, diciamo che in questa fascia di prezzo Stages Cycling non avrà concorrenza, supportato anche dal fattore peso che anche in MTB farà la differenza.
    E poi bisogna ricordare che l’importante è la ripetibilità del dato, cioè i 200 watt fatti oggi in determinate condizioni, devono essere i 200 watt fatti tra 1 anno. Solo un dispositivo con queste caratteristiche può considerarsi un misuratore di potenza affidabile.
    Consiglio per l’analisi degli allenamenti e per crearsi una propria banca dati il software gratuito Golden Cheetah. Oltre ad essere sviluppato più che giornalmente, ogni utente da il suo contributo per migliorarlo.

  • Come fare lo yogurt senza yogurtiera

    Innanzitutto volevo ringraziare il blog www.noriste.com per questa strepitosa ricetta per fare lo yogurt buonissimo, in maniera semplice e senza possibilità di sbagliare.

    Avevo provato altre ricette senza successo, ma da quando ho provato questa non ho più sbagliato.
    L’unica variante che ho aggiunto è stata la bustina di fermenti lattici vivi, ma solo perché preferisco al momento utilizzare quelli e non partire dallo yogurt già fatto.

    yogurt fatto in casa

    Cominciamo, vi serve:
    • latte crudo (quello dei distributori è meglio)
    • contenitore/i di vetro (usandone uno di plastica lo yogurt non mi è venuto ma se non vi viene al primo colpo fate alcuni variazioni di prova)
    • termometro da cucina (trovabile un pò ovunque tra le 5 e le 15 €)
    • coperta di pile
    • 45 min di tempo in tutto (nei quali potete anche fare altro)
    • la possibilità di non usare il forno per le 8 ore necessarie al riposo dello yogurt
    • (solo la prima volta) un paio di cucchiai di yogurt bianco intero (dopo averne provati un paio suggerisco l’Esselunga bio che fa venire uno yogurt per niente acido, nel link originale consigliano il Coop bianco ecc. ecc.) oppure le bustine di fermenti lattici che si trovano in farmacia.

    io inizio la preparazione verso le ore 22, in modo che per le 23 lo yogurt è in forno e alle 7 quando mi sveglio lo metto in frigorifero. Sembra una cavolata, ma se lo fate all’ora di cena dovrete svegliarvi la notte… pensateci!

    yogurt fatto in casaPreparazione:
    • fate bollire il latte a fuoco lento (altrimenti può uscire all’improvviso e lo bruciate)
    • quando bolle togliete tutta la schiuma della panna che velocemente aumenta di volume
    • lasciate raffreddare poi il latte fino a 40° (velocizzate il raffreddamento mettendo la pentola con il latte caldo all’interno di un’altra contenente acqua fredda)
    • (se per caso il latte si raffredda non sarà più possibile fare lo yogurt ri-riscaldando il latte e facendolo ri-raffreddare)
    • mentre si raffredda potete togliere tutta la panna che viene a galla, l’importante è farlo almeno una volta quando raggiunge i 40°
    • una volta che il latte è a 40° accendete il forno a 50° per un minuto poi spegnetelo: serve ad intiepidirlo, non va portato a 50°
    • nel contenitore di vetro mettete due cucchiai di yogurt e sei di latte (ma anche una decina, io uso direttamente il mestolo senza badare a quanto latte metto) oppure una bustina di fermenti lattici e sei di latte.
    • con una frusta mischiate lo yogurt (o i fermenti) e il latte nel contenitore fin quando non ci sono grumi (o comunque sono pochi e piccoli)
    • a quel punto aggiungete il resto del latte continuando a mischiare
    • chiudete il contenitore, avvolgetelo nella coperta di pile e mettetelo nel forno con la luce del forno accesa (serve a tenere un po’ di tepore all’interno del forno)
    • attendete 8 ore poi tirate fuori il contenitore dal forno e mettetelo nel frigo
    • dopo qualche ora in frigo lo yogurt è pronto
    – dura fino a due settimane e si mantiene ottimale a 4°
    Se tirandolo fuori dal forno non è ben solido… allora qualcosa è andato storto anche se probabilmente lo yogurt è comunque mangiabilissimo, magari solo un po’ acido.
    Con questa ricetta lo yogurt viene bello solido, capovolgendo il contenitore lo yogurt non esce nemmeno per intenderci. Se vi piace ancora più solido potete mettere due bustine di fermenti al posto di una.
    Man mano che lo mangiate noterete che si forma un liquidino giallognolo, è il siero dello yogurt. La ricetta originale dice di “scartarlo” e di darlo al gatto, dunque:
    – NON datelo assolutamente al gatto, il siero è iper proteico ed essendo il gatto 15/20 volte fisicamente più piccolo non gli fa per niente bene! Sarebbe un concentrato esageratamente proteico per lui!
    – ho scoperto invece che per le persone fa benissimo (dallo yogurt ne esce comunque poco non a tonnellate) quindi io me lo mangio insieme allo yogurt o da solo con il cucchiaino
    Se volete per caso lo yogurt alla frutta… bè metteteci i pezzi di frutta oppure mischiateci una marmellata alla frutta, personalmente mi piace così tanto liscio che solo a volte metto un cucchiaino di miele.
    Mettete da parte la pigrizia e provate a farlo finché non vi viene, fidatevi che vi piacerà così tanto che poi ve lo farete sempre

    AGGIORNAMENTO PER IL CAMBIO DI STAGIONE:
    La ricetta appena descritta è perfetta per l’inverno ma appena scatta la primavera è possibile che lo yogurt improvvisamente non venga più, risultando più molle e più acido. Leggendo bene la ricetta originale si scopre che lo yogurt dovrebbe rimanere ad una temperatura costante di 35/38° quindi… come ho risolto il passaggio di stagione? Ho fatto tantissime prove e alla fine ho risolto:
    – usando una coperta di pile molto più leggera
    – non accendendo il forno a 50° prima di metterci lo yogurt
    In estate piena invece uso la stessa modalità per la primavera ma mettendo nel forno (spento) lo yogurt quando è a 36/38° invece che 40°.

  • Ruote Yishun NP 50mm tubolare

    Ormai è più di un mese che ho queste ruote e devo dire di esserne molto soddisfatto.

    Si tratta delle Yishun NP-50 mm tubolare prese appunto da Yishun-bike ad un prezzo attorno ai 500 euro. Non male se si pensa che una pari ruota di noto brand costa 4 volte tanto.

    Come peso siamo intorno ai 1.335 gr (verificati), non sono leggerissime, ma preferisco un mozzo più pesante a vantaggio della robustezza, e perchè no anche l’occhio vuole la sua parte, infatti i mozzi sono rivestiti di carbonio, non sono fatti di questo materiale…. altrimenti costerebbero un occhio della testa.

    Ho scelto l’opzione dei raggi pillar a testa dritta che permettono una tensionatura maggiore a vantaggio della rigidità, ma anche ti una più facile regolazione in caso ce ne sia la necessità.

    La pista frenante è in basalto che a quanto pare permette una buona frenata anche in condizioni di bagnato, anche se fino ad ora le ho usate solamente sull’asciutto dove si comportano quasi come un’alluminio. Non vedo l’ora che faccia più caldo per provarle sulle lunghe discese maggiori di 10 km.

    I cerchi sono larghi 23 mm sempre per la mia convinzione: “maggiore materiale c’è più resistente è la ruota”, ma sono teorie non verificabili per noi amatori senza strumentazione apposita.

    L’unico neo è che ho dovuto sostituire i cavi dei freni perché erano troppo corti e non riuscivo ad allargare i pattini abbastanza. I freni sono forniti da Yishun di colore marrone e al tatto sono davvero morbidi, credo che siano da cambiare spesso durante la stagione, ma preferisco avere una buona frenata piuttosto che risparmiare qualche euro di pattini.

    Nella prova su strada mi sono trovato subito bene, inutile dire che in pianura permettono di mantenere alte andature con meno sforzo, anche se naturalmente diventa più impegnativo rilanciarle dalle basse velocità. Niente di sconcertante, anzi sono convinto che con l’utilizzo questo handicap venga assorbito dall’allenamento.

    Non le ho ancora provate sulle salite con la S maiuscola, ma solo con pendenze inferiori al 7% dove non ho avvertito assolutamente difficoltà dovute all’alto profilo, anzi con poca pendenza mi sembravano “aiutarmi” a mantenere l’andatura sui 20/25 kmh. Però sono sempre sensazioni, questo è sempre da tener presente.

    Come tubolari ho scelto i Continental sprinter che non ho trovato particolarmente confortevoli, ma questo è risaputo per il tipo di tubolare in butile senza camera in lattice. Vedremo in futuro se mi farò un paio di Veloflex. Naturalmente li ho montati con il biadesivo della Tufo senza paranoie e all’interno ho sparato 30ml di Caffèlattex della Effettomariposa.

    Vi terrò aggiornati quando arriveranno le salite!!

  • Fascia cardio compatibile garmin polar

    Se cercate una fascia cardio compatibile garmin polar, questa è sicuramente la più semplice, economica e affidabile

    fascia cardio polar

    Dopo l’ennesimo allenamento svolto con la fascia cardio premium del garmin 500 che segnava valori spesso sopra i 200 battiti, ho deciso di fare il grande passo e prendere la fascia del polar da 20 euro (e di sostituire la batteria del sensore – codice CR2032).

    La fascia è molto semplice e morbida; si fissa il sensore del garmin ed è pronta all’uso.

    La qualità dei materiali sembra superiore a quella del garmin, soprattutto la zona gommosa dei sensori. Per il resto è una è una normalissima fascia morbida da indossare e molto comoda.

    fascia cardio polar
    Dopo alcuni utilizzi la fascia cardio compatibile garmin si è dimostrata subito precisa e costante nelle rilevazioni. Non ci sono sbalzi ingiustificati nei battiti, ma crescono o decrescono progressivamente all’aumentare o diminuire dello sforzo.

    Mi sembra costruita meglio della fascia garmin, perchè quest’ultima tende con il tempo a rovinarsi nella zona dei sensori che vanno a contatto con la pelle, perchè non si tratta di una zona elastica. Quindi tira e molla poi il danno diventa irreparabile.

    Consiglio dopo ogni utilizzo di immergere la fascia (senza il sensore) per un’oretta in acqua calda e napisan per disinfettarla e rimuovere i sali del sudore, mentre una volta alla settimana si può mettere anche in lavatrice a 30°.

    Potete acquistare la fascia cardio compatibile garmin qui su Amazon

    fascia cardio polar

    fascia cardio polar

    fascia cardio polarfascia cardio polar

    Alternative

    Ho notato su Amazon che esiste una versione aggiornata della fascia cardio che ho recensito. La struttura è completamente diversa e utilizza più materiale plastico. Sinceramente ve la sconsiglio perchè c’è il fatto che la plastica sia incollata al tessuto, alla lunga non promette una durata assicurata. Vi metto lo stesso il link per correttezza, ma ripeto, non la consiglio Polar Pro Chest Strap Fascia Toracica

  • Perchè conviene pedalare agili

    Questo articolo è tratto dall’ottimo sito http://www.aegsporting.com e non faccio altro che copiare-incollare qui il lavoro di Paolo Alberati.

    Ce lo dicevano da bambini, quando alle prime pedalate fatte in bici da bordo strada ti urlavano <vai agile!> e qualcuno ci aggiungeva pure <…e mangia>. Il motivo di tali raccomandazioni? Nessuno se lo chiedeva: lo facevi e basta.

    Lo dicono ancora oggi i vecchi “saggi” del ciclismo, che quando si ragiona di preparazione alle corse basandosi solamente sull’esperienza e non sulla scienza, si raccomandano di iniziare d’inverno <con un mese di agilità. Guai, sino alle feste di Natale, mettere il 53!>. Le ragioni tecniche di questa proposta di allenamento? Non le hanno mai spiegate, ma <così si faceva una volta> e secondo loro così dovremmo fare anche oggi.

    Lo raccontava qualche tempo fa anche “Il” grande saggio del ciclismo italiano, Alfredo Martini: <il “rapportone” è come una cambiale: tu usalo pure, ma prima o poi la paghi!>

    Lo ripetono continuamente in televisione i commentatori delle corse professionistiche, Davide Cassani in testa: <quell’atleta lì se aumentasse la sua cadenza media di pedalata in salita di almeno 15 rpm, avrebbe dei grandi margini di miglioramento>.

    La verità è poi però che continuiamo a vedere atleti vincere, pur spingendo rapporti lunghissimi.

    Dove sta dunque la verità? Quali sono i motivi tecnici per cui uno dovrebbe scegliere di pedalare agile oppure duro?

     

    IL CONTRIBUTO DELLA SCIENZA E DI UNA EQUIPE MOLTO PREPARATA

    Una risposta molto chiara e tecnicamente ineccepibile riesce a darla, anche con illustrazioni illuminanti, il prof. Mattia Michelusi nel volume OBIETTIVI, TIPOLOGIE E MEZZI DI ALLENAMENTO NEL CICLISMO MODERNO (Casa editrice Calzetti e Mariucci 2013), scritto in collaborazione con alcuni tecnici (tutti molto giovani e molto bravi) di ciclismo, coordinati dal prof. Fabrizio Tacchino, direttore responsabile del Coach Team Assistant (www.coachreality.blogspot.it), nostra vecchia conoscenza in quanto nel Girobio – Giro ciclistico d’Italia Under 27 da noi organizzato dal 2009 è stato per due anni coordinatore dello Staff Scientifico che seguiva gli atleti in gara.

     

    OBIETTIVI, TIPOLOGIE E MEZZI DI ALLENAMENTO NEL CICLISMO MODERNO
    OBIETTIVI, TIPOLOGIE E MEZZI DI ALLENAMENTO NEL CICLISMO MODERNO

     

    Una premessa d’obbligo: tutto ciò che vi diremo, possiamo dimostrarvi che ha valenza scientifica grazie al fatto che a fine anni ’80 è stato inventato il misuratore di potenza (in origine il famoso SRM (www.srm.de), oggi disponibile anche sotto altre forme, conosciute come POWERTAP (www.powertap.com) o per esempio il nuovissimo GARMIN VECTOR (http://sites.garmin.com/vector/?lang=it&country=IT) il quale oggi ci consente di misurare ogni tipo di gesto pedalato e ricavarne parametri, valori, potenzialità, grazie alla possibilità di scaricare grafici sul nostro computer. Cosa che non era possibile ai famosi “vecchi saggi”, che pur senza strumenti tecnici, con l’intuito avevano già capito molto, se non tutto del gesto pedalato.

     

    COSA SONO LA FORZA E LA POTENZA?

    Innanzitutto partiamo da due definizioni che ci sono indispensabili per svelare il nostro rebus sulla convenienza dell’andare agili o duri sui pedali.

    Cos’è la FORZA? La forza muscolare è quella capacità motoria che permette di vincere una resistenza (per esempio la resistenza della catena che, agganciata agli ingranaggi della guarnitura, non vorrebbe farci abbassare la pedivella verso il basso…) ed a questa si oppone tramite la tensione di una parte della muscolatura. Nel nostro caso, in gran parte, della muscolatura delle gambe (ovviamente coadiuvata dalla schiena, glutei, busto in genere, ma in parte minore).

    Come viene erogata da noi che pedaliamo?

    Semplice, coniugando una forza (N) di spinta (da parte della gamba+scarpa che “pigia” sul pedale) applicata ad una leva (m) ossia la pedivella. In particolare dovremo parlare di una coppia di forza ove la risultante FORZA verrà ricavata moltiplicando N x m.

    Quindi se per esempio un ciclista applica al pedale una forza equivalente a 300 Newton (qui torna in gioco il famoso Misuratore di Potenza che misura questa spinta) con una pedivella lunga 175 mm, la coppia risultante è pari a 52,5 Nm (Newton metro)

     

    300 N (Newton) x 0,175 m (metri) = 52,5 Nm (Newton metro)

     

    Da ciò deriva che riducendo la lunghezza della pedivella la coppia (ossia l’espressione della Forza) si riduce e viceversa allungandola.

    Detto questo però, non semplifichiamo troppo, in quanto verrebbe da dire: <allunghiamo tutti la pedivella, per esempio, a 180 mm ed otterremo maggior una coppia risultante maggiore>!

    Non funziona esattamente così, perché in verità ogni lunghezza di gamba, o meglio di “cavallo” necessita di una sua lunghezza di pedivella. Ce lo dimostra la tabella sottostante.

     

     

     

    pedivelle cavallo
    pedivelle cavallo

    Cos’è la POTENZA? La potenza, la cui unità di misura sono i “famosi” WATT (sintetizziamo molto, ma andiamo subito al succo) è la risultante dell’interazione tra la forza applicata al pedale e la velocità con cui lo stesso si muove, ovvero gira, ossia la cadenza di pedalata, che abbrevieremo d’ora in poi in RPM (rotazioni per minuto).

     

    POTENZA (in watt) = FORZA (in Newton) x CADENZA di PEDALATA (in Rpm)

     

    Sintetizziamo, dicevamo, perché la formula con cui si arriva a questa risultante è piuttosto complessa, e vi rimandiamo semmai alla lettura dell’interessantissimo testo di cui vi abbiamo poco fa parlato, in particolare a pagina 72, ma insomma se ci interessa capire se è conveniente andare agile piuttosto che spingere rapporti duri, a noi in questa sede basta capire cosa siano la forza e la potenza e giungere a questo punto ad una conclusione logica, che ci viene stimolata dai due grafici sottostanti.

     

    LEGGIAMO I GRAFICI SRM

    I grafici che riportiamo sotto, estrapolati dal testo del prof. Tacchino, mostrano le risultanze della rilevazione del misuratore SRM montato sulla bici di un atleta impegnato in una partenza da fermo, con i dati scaricati sul computer.

     

    Il primo grafico, quello indicato dalla figura 3.8 mostra che quando l’atleta parte “a tutta” al secondo zero, in un primo istante eroga una forza (N) molto alta di 1062 Newton, lo fa ad una cadenza di pedalata RPM bassissima (sulle 40 Rpm) ed eroga “solo” 778 WATT di potenza.
    Poi man mano che passano i secondi e l’atleta continuando a spingere sui pedali alza la sua cadenza di pedalata, contestualmente si alzano anche i WATT erogati (ricordate? WATT = FORZA x RPM), ma in maniera inversamente proporzionale si abbassa anche la forza erogata!

     

     

    watt - forza
    watt – forza

     

    rapporto cadenza potenza
    rapporto cadenza potenza

    Questo cosa significa?

    Molto semplice: se vuoi aumentare la potenza che eroghi in WATT, devi aumentare la cadenza di pedalata in RPM. Ma non solo: fare questo, ti garantisce anche di risparmiare Forza erogata in NEWTON!

    Il grafico della figura 3.9 dimostra questo risultato in maniera ancor più schematica: all’aumentare della cadenza di pedalata (nella ascissa – X) aumentano i WATT (nell’ordinata Y) e si riduce la forza spesa in Newton.

     

    LE CONCLUSIONI A NOI TANTO UTILI…

    A questo punto andiamo al sodo, alle conclusioni che a noi servono.

    Se io mi trovo in salita a ruota di un compagno di pedalata che per seguirlo mi costringe a spingere a 300 watt per mantenere la sua scia (potremmo anche dire, per esempio, che mi richiede di pedalare a 20 km/h) posso scegliere di erogare quei watt o di tenere quella velocità con il rapporto che preferisco.

    Se posseggo il misuratore di potenza posso però verificare con certezza scientifica che se spingo ad esempio con una cadenza agile (diciamo 85 rpm) per mantenere i 300 watt e i 20 km/h consumo molta meno forza (Newton) di quella che mi serve per mantenere la stessa velocità e watt ma magari con 45 Rpm!

     

    Facciamo un altro esempio.

    Se dotato sempre di misuratore di potenza volessi decidere di mantenere nell’arco della scalata valori di forza (Newton) costanti, potrei decidere di farlo sia con 40 che con 85 rpm, solo che se volessi esprimere per esempio 300 Newton costanti con 40 RPM erogherei non più di 300 watt e andrei non più che a 20 km/h, se invece decidessi, a parità di forza (Newton) di aumentare la cadenza di pedalata in Rpm alleggerendo il rapporto, otterrei un aumento rapidissimo dei Watt erogati e della velocità di crociera.

     

    Quindi a parità di velocità e di prestazione misurabile in watt: CONVIENE ANDARE PIU’AGILI!

    Perché ci si stanca di meno. Perché si dura di più nel tempo. Perché si intossica meno la muscolatura. E perché, infine, si ottengono risultati sportivi molto migliori!

     

     

    Ora va tenuto in considerazione che gli eccessi non giovano mai, perché se per esempio è vero che pedalando duro (per esempio a 40 Rpm) la tensione muscolare è più duratura e ciò “costringe” i vasi sanguigni riducendo il flusso sanguigno ai tessuti, è anche vero che pedalando troppo agile (per esempio a 130 Rpm) il muscolo aumenta in maniera esponenziale il consumo di ossigeno, esponendo il pedalatore nel breve tempo ad un esubero di tossine muscolari ed a lungo andare a possibile anemia. Dunque come dicevano i latini <in medio stat virtus>, è nell’equilibrio che si trova la soluzione, ove è anche vero che ciascuno di noi ha caratteristiche muscolari diverse (fibre rosse lente, fibre bianche veloci etc), ma detto tutto questo quali sono le candenze di pedalata da tenere in allenamento/gara?

    Dunque in PIANURA una velocità di cadenza (RPM) ideale è quella superiore alle 85, ma sotto le 105 rpm.

    Mentre in SALITA si è visto che è conveniente star un po’ più “duri”, dalle 75 alle 95 Rpm la cadenza perfetta.

    A tutto questo fanno eccezione ovviamente le sedute di allenamento specifico, ove di proposito si vanno ad allenare anche gli estremi (molto duro e molto agile) proprio perchè così facendo si cerca di aumentare le capacità prestative del muscolo e le prove su PISTA ed a CRONOMETRO ove si usano parametri diversi.

     

    Vi regaliamo infine, a conclusione della nostra esposizione, un grafico molto utile ed esplicativo. Augurandovi buone pedalate… agili!

     

    cadenza di pedalata
    cadenza di pedalata

    Paolo Alberati

     

  • Salita da Ponte di Legno al Passo Gavia in bici da corsa

    Gavia 1Finalmente ho scalato la salita che sognavo da parecchio tempo, il Gavia, con la sua storia e il paesaggio mozzafiato, quasi lunare.
    Purtroppo avendo fatto una toccata e fuga non ho potuto abbinarlo al Mortirolo o allo Stelvio, ma già così mi sono divertito.
    La giornata era spettacolare, nemmeno una piccola nube a rovinare l’azzurro del cielo. Penso che in quelle zone è più unico che raro.
    Abbiamo lasciato le auto nel parcheggio di una osteria in località Stradolina e per il disagio di aver occupato due posti auto abbiamo prenotato per il pranzo al nostro ritorno. L’osteria poi si è rivelata azzeccatissima, si chiama Osteria Lissidini per chi volesse provare.
    Gavia 4Insomma eravamo a 5 km circa da Ponte di Legno e ci siamo scaldati lungo la dolce salita che porta ai piedi del Gavia.
    Purtroppo arrivati in centor ci siamo sbagliati e invece di salire cautamente sul passo, siamo saliti sopra il paese con pendenze dal 10 al 12 %. Poi cisiamo accorti che dovevamo scendere e siamo sbucati nella località sant’apollonia.
    Da lì siamo saliti ognuno con il proprio passo e non conoscendo la salita, mi sono tenuto sempre in zona 4 bassa con il 34-25.
    Appena la strada si restringe diventa ad una corsia sola, inizia il tratto duro del Gavia con tratti sopra il 10%, molto spesso al 12% e un tratto brevissimo al 16%.
    Gavia 2Fatti questi pochi km il più è fatto e la salita diventa più pedalabile, tenendo sempre a mente che si è in alta quota, quindi è sempre meglio non fare sforzi che poi si possono pagare cari.
    Quando sono arrivato nella buia galleria in prossimità del lago Nero ho capito che era quasi fatta, anche se a causa del buio e per la paura di essere investiti dalle auto e dalle moto, si cerca di accelerare per uscirne al più presto, ma bisogna fare i conti con la pendenza che dovrebbe essere intorno al 9%, insomma una bel calvario.
    Fuori dalla galleria si vede una serie di tornanti che salgono ripidi circondanti da un paesaggio lunare. Nessuna vegetazione e tante rocce ti fanno capire di essere a 2.500 metri di altitudine. Ora per riempirsi di ossigeno bisogna fare respiri profondi e a bocca spalancata.
    gavia 3Alla fine quei tornanti minacciosi si fanno con la consapevolezza di essere agli ultimi 2 km e in breve ci si trova davanti uno spettacolo mozzafiato.
    Sembrava un sogno, ma era la pura realtà. Sono arrivato sulla cima di Charly Gaul!

  • Recensione Huawei Ascend Y300

    Incuriosito dalle recensioni lette sul web, ho deciso di comprare per mia mamma questo Huawei Ascend Y300 a 129 euro in un centro Wind.

    Cercavo un telefono poco costoso, ma che potesse reggere il confronto con altri telefoni più costosi, senza diventare “sorpassato” in pochi mesi.

    Penso di avere fatta la scelta giusta.

    Chiariamoci, bisogna sempre partire dal presupposto che costa 129 euro !!! non so se mi sono spiegato.

    QUALITA’ e DESIGN 8: esteticamente è molto carino, ormai i telefoni si assomigliano tutti, però è abbastanza grande e dal design moderno. Non presenta tanti fisici se non il classico tasto on/off e il bilanciere del volume. Gli altri tasti (indietro,home,opzioni) sono touch. Anche il peso di 130 gr è ottimo, non pesa assolutamente nelle mani. Le dimensioni 124,5mm x 63,8mm x 11,2mm. E’ presente anche un utilissimo led per essere avvisati senza accendere lo schermo (ulteriore risparmio di energia).

    Ho apprezzato tantissimo la parte posteriore della scocca, leggera sì, ma con una superficie ruvida che rende la presa sicura anche con una mano. E’ una qualità che dovrebbero avere tutti i telefoni secondo me, essendo un oggetto da tenere in mano l’ergonomia deve essere messa sempre in primo piano. La parte anteriore mi sembra bene fatta e anche il vetro pare essere parecchio resistente. Non è un gorilla glass, quindi una pellicola protettiva è sempre consigliata.

    SCHERMO 7: avevo letto che la visibilità dello schermo era il tallone d’Achille di questo smartphone, ma io vado controcorrente e dico che si vede molto bene. Chiaramente sotto la luce del sole è difficile avere una buona lettura dello schermo, ma dubito che si potesse fare meglio con un costo così basso. Sarà che quelle situazioni di controluce io le riscontro solamente in spiaggia, quindi per pochi giorni all’anno si può anche soprassedere su questo “difetto”. In condizioni di luce da tutti i giorni la qualità è buona, forse i colori non sono accesissimi, ma piuttosto di avere dei colori finti e sparati come molti altri device, preferisco un colore più tenue, ma reale. Le dimensioni sono 4,0? TFT-LCD, 16M di colori, 800×480 pixel e si tratta di uno schermo capacitivo e multitouch.

    FOTOCAMERA 6: la fotocamera è una 5MPX sul retro e 0.3 sul frontale. Non è nulla di eccezionale, diciamo che ci sono obiettivi da 5 mpx migliori, però il suo dovere lo svolge egregiamente. Consiglio di non usare il led flash perchè tende a rendere le foto azzurrate. Peccato per i video che sono a 30 fps, ma non raggiungono i 720 px di risoluzione (480 per la precisione) sarebbe bello se un aggiornamento successivo rendesse i video più dettagliati, ma al momento ci si deve accontentare.

    Huawei Ascend Y300

    PRESTAZIONI 8: questo è uno dei punti di forza di questo smartphone, che monta un processore Qualcomm di tutto rispetto come l’MSM8225, 1.0 GHz Dual core. Allo stessi prezzo trovate solo quelli a 800mhz o al massimo overcloccati a 1000 mhz, ma non dual core. Riesce a far girare fluidamente niente popò di meno che l’ultima versione di Android Jelly Bean 4.1, quindi una versione che equipaggia solo terminali di fascia alta. Anche facendo eseguire funzioni in maniera veloce e sconfusionata non si notano rallentamenti, soprattutto la navigazione internet è fluida e veloce. Sembra di avere a che fare veramente con un telefono di fascia medio-alta. Con l’utilizzo di internet la zona posteriore tende a surriscaldarsi. La RAM è di 512 Mb e la memoria di 4 gb espandibili a 32 gb con scheda sd.

    Il comparto telefonico è di primissimo ordine. Ricezione molto buona e qualità audio in uscita perfetta. Un po’ basso il volume del vivavoce e anche la riproduzione della musica. Per video con risoluzione superiore ai 480p si notano delle difficoltà di esecuzione.

    Huawei Ascend Y300

    BATTERIA 8: anche qui Huawei ci ha voluto stupire fornendo al nostro Ascend Y300 una batteria da 2020 mah che permette tranquillamente di arrivare a fine giornata con un uso intenso di tutte le funzioni disponibile.

    Senza dubbio un terminale destinato a spopolare durante l’estate come dimostrano le prenotazioni che ricevono i negozi. Dicono che vanno bruciati prima ancora che arrivano.

    Se volete fare il classico acquisto spendendo meno per avere di più, Huawei Anscend Y300 fa proprio al caso vostro.

    Date anche la vostra opinione !!

  • Test: Sganci CTK light

    Ho testato per voi i nuovi sganci rapidi CTK che differiscono dalla precedente versione per avere una leva piatta e larga che dovrebbe rendere più facile la chiusura e l’apertura dello sgancio. Purtroppo questa nuova configurazione rende la leva meno rigida, e la maggiore flessibilità si traduce in un minor senso di forza di bloccaggio.

    Effettivamente pesano 43 grammi e sono fatti veramente bene! Perno in titanio quindi al riparo da qualsiasi aggressione di agenti atmosferici e sporco. Hanno aggiunto tra la leva e lo scontro vero e proprio una rondella in silicone che dovrebbe permettere una maggior pressione senza rovinare i componenti.

    Tenere in mano questi sganci e una coppia tradizionale fa veramente impressione. Sembra di tenere l’aria.

    Ma veniamo alla prova: sulla ruota anteriore ho notato che se avvitavo troppo il controdado, la leva non si chiudeva del tutto, mentre se svitavo di qualche grado, la leva si chiudeva bene, ma la ruota rimaneva un po’ lasca. Magari devo regolare il gioco dei mozzi delle Vision T30, possibile che siano la causa del gioco. Sta di fatto che con gli sganci originali Vision, non ci sono questi problemi e la ruota risulta bella solida anche se lo sgancio non è chiuso a morte.

    Al posteriore invece non ho trovato grosse difficoltà, il serraggio della ruota avveniva in maniera perfetta.

    Ho fatto alcune discese a forte velocità anche su strade parecchio dissestate, ma non ho avuto problemi. Però ho sempre corso con poca fiducia e non c’è cosa peggiore che scendere a 60/70 km/h senza avere fiducia nel mezzo. Avevo il timore che con una botta potesse aprirsi lo sgancio anteriore. Infatti se facevo poca forza con un dito tendeva ad aprirsi facilmente.

    Probabilmente sono incappato in uno sgancio con qualche difetto, sta di fatto che sono ritornato quindi ai vision originali che sono veramente favolosi e con un peso nemmeno eccessivo.

    Date anche voi il vostro voto a questi sganci se li avete provati!

  • Anteprima gamma Wilier 2014 cento1 AIR SR

    Ecco in anteprima le foto della gamma Wilier 2014 che come maggiore novità presenta la Centouno AIR (cento1 air) e Centouno SR (cento1 SR). Le novità della SR sono il movimento centrale maggiorato con lo standard BB386evo della FSA, fibra di carbonio 60 Tons, carro posteriore asimmetrico per contrastare il tiro catena, cablaggio completamente interno e lo sterzo a diametri differenziati.

    Come potete vedere dalle foto la SR è molto accattivante, il telaio è abbastanza leggero (990 gr) e la forcella 360gr, dico abbastanza perchè se paragonato ai telai top di gamma cannondale, trek, merida e canyon, per citarne alcuni, ci sono più di 2 etti di differenza.
    Ma personalmente preferisco un telaio più pesante, la tendenza è minor peso e maggior rigidità, ma secondo me si perde una delle caratteristiche principali del carbonio: l’effetto ammortizzazione.
    Per quanto riguarda la grossa novità in casa Wilier, ecco la Centouno AIR. A vederla dal vivo si rimane impressionati da quanto snello è il telaio, sembra una lama leggerissima.
    Il carro posteriore è molto simile a quello della BMC, ma ormai lo utilizzano tutte le case per le versioni aero dei telai.
    Anche qui il cablaggio è completamente interno, movimento BB386evo e tutte le caratteristiche della SR.
    L’impressione è quella di una bici aero, ma che si adatta a tutte le tipologie di corsa, salita, discesa, pianura….